Quei robot con autocoscienza sintetica

Quei robot con autocoscienza sintetica

Una delle più recenti innovazioni in robotica industriale sono i robot collaborativi, capaci di lavorare a stretto contatto con gli operai.

Il rischio in queste organizzazione del lavoro è che ci siano incidenti: i robot abitualmente lavorano ad alta velocità e un contatto con una persona può provocare conseguenze serie. Per questo i progettisti sviluppano sistemi per minimizzare i rischi di collisione.

Una strada particolare è quella scelta al Politecnico di Sydney, dove un gruppo di ricerca «insegna» ai robot che cosa sia il dolore. «L?assunto – spiega Muh Anshar, uno dei responsabili dello studio – è che i robot acquisiscano una sorta di autocoscienza per crearsi una propria idea del dolore e quindi, conoscendolo, evitare di procurarlo ad altri». Come è possibile insegnare questo a una macchina?

Con algoritmi capaci di tenere in memoria gli eventi passati e usarli per prendere decisioni sulle azioni future, c sistemi capaci di riconoscere i segni del dolore sul volto delle persone.

In questo modo, secondo gli autori dello studio, pubblicato su «Biologically In-spired Cognitive Architectures», è nato un primo embrione di autocoscienza delle macchine, che definiscono «sintetica»: forse un primo passo per arrivare a robot capaci di sapere chi sono e riconoscere il loro posto nel mondo. (RiOI)

Cristiano Mancini

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